Bassa risoluzione

Devo confessare che la modalità di fruizione del post di ieri, dove se qualcuno voleva leggerlo (o vuole ancora leggerlo) doveva scrivermi una mail (e può ancora scrivermi una mail) e io gliel’avrei mandato in pdf (e glielo posso ancora mandare in pdf), ecco, non so se sia piaciuta ai lettori (per ora una trentina, abbiamo  superato la soglia minima manzoniana), boh, penso di sì, ma di sicuro è piaciuta tantissimo a me.
C’è un’aria di tranquillità, stamattina, nella mia testa, dopo che ho passato la serata a rispondere a delle mail, una per una, con qualcuno ho scambiato due stupidate, con qualcuno delle confidenze, con tutti dei saluti affettuosi, con molti dei baci e degli abbracci perché non ci sentivamo da un sacco di tempo, o almeno non ci sentivamo più così, intimamente, con calma, fuori dai commenti alla mercé di tutti o dalla velocità di una whatsappata o di un chat, che è stato quasi come baciarci e abbracciarci di persona.
E me li immagino, loro, i lettori, che si prendono il tempo che vogliono per leggere un file (che è anche abbastanza lungo), magari spezzando la lettura con un caffè, o leggendo solo qualche pagina al giorno, o come gli pare (anche buttarlo nel cestino dopo due righe, per me fa poi lo stesso, va bene così).
Potrei averci preso gusto. Vediamo.


(Devo anche ricordarmi, a proposito del titolo, di leggere il libro di Mantellini.)


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3 risposte a Bassa risoluzione

  1. Batchiara scrive:

    Io l’ho letto (il libro, ché per il post attendo la calma e la serenità – si spera – del weekend.
    Non è male, anche se un po’ speravo meglio e non sono del tutto sicura di essere d’accordo con la tesi di fondo del libro stesso. Ne parleremo, spero.

  2. monicabionda scrive:

    io ammetto che la parte dei commenti sul blog è quella di cui sento maggiormente la mancanza. Voglio dire: mi piacerebbe molto che si potesse arrivare, che so, a una situazione con il post inviato in privato via mail e con i commenti tutti insieme sul blog, con calma. Ecco <3 E poi ho pianto, per quella cosa là del salutarsi appena 'arrivati al mondo' che è quella che ricordo ancora benissimo e che – anche allora – mi aveva fatto scattare l'interruttore delle lacrime automatico, e non riuscivo a fermarmi

    • Marco Manicardi scrive:

      Sul ritorno dei commenti ci dobbiamo lavorare perché siamo ancora meno abituati ad andare a scrivere in giro (già dai tempi del frenfì, che comunque era un buon compromesso, col senno di poi. Maledetto senno di poi.)

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