Ansia da palcoscenico

Uno non ci pensa finché non succede, ma quando smetti di fare le cose, qualsiasi esse siano, davanti a un pubblico, qualunque esso sia, ci sono dei momenti che puoi anche far finta di niente e chiamarli di “nostalgia”, ma alla fine della fiera sono vere e proprie crisi di astinenza da quel tipo di adrenalina che produci quando si mischiano l’orgoglio e la paura mentre stai in piedi su un palco con le luci puntate addosso.
L’anno scorso sono riuscito a tamponare la crisi verso la fine dell’anno, quando mi è capitato di leggere un paio di volte quello che poi è diventato un libriccino elettrico che si chiama Si stava meglio quando si stava meglio (e che si scarica gratis qui).
Quello che ci vorrebbe, adesso, e succede un po’ tutti gli anni quando arriva la primavera, è qualcosa da leggere in giro, o qualcosa da fare, in generale, per tamponare la crisi d’astinenza.
Nel frattempo, sto preparando un paio di cose che, boh, non si sa mai che vadano in porto. E adesso vi dico cosa sono:

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Dostoevskij

E in un libro che si chiama Memorie dal sottosuolo, del 1864, Fëdor Dostoevskij dice che tutte le leggi di natura, delle quali, certo, ve ne potete fregare, ma per le quali soffrite, invece loro non soffrono.


19 aprile: BASSAfedeltà a Soliera

Sottotitolo: The worst djs ever (play the best music ever).
Cosa: siamo cinque o sei dj che mettono del rock’n’roll per qualche ora, dopo i concerti di Cosmetic e Ed (che non sono mica male).
Quando: comincia tutto alle 22 di venerdì 19 aprile (il venerdì santo).
Dove: al circolo Arci Dude di Soliera (MO).
Perché: per via della crisi di mezza età (la ragione è sempre quella).

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Limonov

E in un libro che si chiama Libro dell’acqua, del 2002, Eduard Limonov dice che la cattedrale di Notre-Dame, vista da dietro, assomigliava a un’astronave accucciata sulle zampe.


Auster

E in un libro che si chiama L’invenzione della solitudinedel 1982, Paul Auster dice che il fatto di vagare nel deserto non significa che ci sia una terra promessa.


L’Emilia-Romagna, spiegata bene (Felice)

C’è un passo di un libro di Paolo Nori che si chiama La matematica è scolpita nel granito, del 2011, che dice circa così:

“Ho ripensato poi all’idea che ti avevo accennato, una raccolta di racconti di scrittori emiliani. Il titolo, Allegri e disperati, significa nella mia testa un ragionamento che è cominciato da una frase di Gogol’. Nella mia testa c’è questa frase di Gogol’ che gira e dice più o meno Non avete provato anche voi quella sensazione di quando finisce la festa, che vi sembra che vi si stacchi la pelle di dosso? Questa sensazione di cui parla Gogol’, che la pelle ti si stacca di dosso dopo la festa, è secondo me tipica della nostra terra, dove il carattere gioviale della gente convive con una discrezione che impedisce di manifestare in pubblico i propri sentimenti e i propri affetti. Allora il momento della disperazione è un momento solitario. Non ci sono, da noi, e non potrebbero esserci, scrivevo, quelle donne che in Sicilia sono pagate per piangere ai funerali. Noi affrontiamo il mondo come se fossimo tutti d’un pezzo, con una dignità e una coerenza che ci hanno insegnato che vanno bene. E quando crolliamo, che crolliamo, crolliamo da soli, dentro le stanze. E uno che viene da fuori non lo direbbe mai, a vederci che teniamo su una compagnia di trenta persone e beviamo lambrusco e diciamo cazzate, non lo direbbe mai che diamo i pugni al muro, quando torniamo a casa.”

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Wallace (2)

E in un racconto lungo, o romanzo breve, intitolato Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso, che in Italia è stato pubblicato da solo, ma nell’edizione originale era dentro a un libro che si chiama La ragazza dai capelli strani, del 1989, David Foster Wallace dice che Mark Nechtr desidera, un giorno lontano, dopo esserselo duramente guadagnato, scrivere qualcosa che ci dia una fitta al petto. Che ci trafigga, che ci faccia credere che stiamo per morire. Può darsi che si chiami meta-vita. O metafiction. O realismo. O gfhrytytu. Non lo sa.