Si stava meglio quando si stava meglio: un ebook

Alla fine, un po’ per vecchiaia, un po’ per narcisismo, un po’ perché non avevo delle altre cose da fare, ho raccolto i racconti sui miei antenati, quelli che mi è capitato di leggere dal vivo due o tre volte negli ultimi tempi, e li ho messi in un ebook gratuito che si chiama, appunto, Si stava meglio quando si stava meglio.
L’ho pubblicato con la mia casa editrice inesistente, Barabba Edizioni, e si scarica gratuitamente da qui.

Dentro si parla di Novi e dei novesi, di nonni e di bisnonni, di maghi, prestigiatori e circhi itineranti, di mezzadri e di un toro, di piccole lotte private contro il fascismo e di tante altre cose che, nel Novecento, sembravano normalissime.
Esce oggi che è Santa Lucia, perché quando ero bambino era il giorno più importante di tutto l’anno. Più del Natale o dei compleanni.

Buona lettura e Buona Santa Lucia.

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Così va la vita (con la maglietta delle grandi occasioni)

Era il 2004 quando, una notte caldissima d’estate al Festival di Benicásim, in Spagna, mi rubarono uno zaino da trekking con dentro, insieme alle mutande e ai pantaloni, tutte le mie magliette dei gruppi rock, punk, eccetera accumulate durante anni di concerti e concertini. Tutte tranne quella degli (International) Noise Conspiracy, ok, ma solo perché ce l’avevo addosso. Quel giorno feci la promessa solenne di non comprare mai più magliette dei gruppi, non avrei mai più acquistato capi d’abbigliamento cui mi sarei affezionato, mai più guardato le magliette ai banchetti dei concerti. E così andò davvero per circa otto anni.
Nel 2012, non so se ve lo ricordate, ma qui nella bassa emiliana abbiamo avuto il terremoto. In quelle settimane, dopo aver messo in salvo le nostre cose, le nostre case, gli amici e i parenti, io e la Cate ci siamo presi un weekend lungo di riposo e siamo andati lontano dal trambusto, su su nel trentino, a Riva del Garda. Proprio in quei giorni, lì vicino, nella Località Oltra di Dro, se non mi ricordo male, in un posto abbastanza isolato tra la SS45bis e un palco montato davanti a una rupe altissima e scoscesa a picco su una valle piatta, suonavano i Buzzcocks. Fu un concerto bellissimo per tanti motivi: loro erano davvero in forma nonostante l’età, le canzoni avevano un bel tiro, la birra era tanta ed era buona, di gente ce n’era ma non troppa da togliere il fiato, la serata giusta per scrollarsi di dosso le tensioni dei giorni passati e risistemare i nervi e il cervello dopo un mese di scosse di assestamento. Quella sera ruppi la promessa e comprai una maglietta nera con sopra una scritta Buzzcocks arancione.
E fino a oggi di magliette ai concerti ne avrò comprate altre due o tre, non di più, sempre senza affezionarmici troppo. Alle altre. A quella dei Buzzcocks, invece, sì che mi sono affezionato, anche troppo. È diventata un po’ per caso, perché poi è semplice e bella da mettere e sta bene con tutto, la maglietta “delle grandi occasioni”.
È la maglietta che mi metto quando vado ai concerti belli e ai festival, quelli dove tutti guardano tutti per vedere cos’hanno scritto sul petto, e mi è capitato due o tre volte che qualcuno mi fermasse per dirmi “Oh! Grande! Grandi i Buzzcocks!”
È la maglietta che mi metto, quando capita, alle manifestazioni.
È la maglietta che mi metto sotto la camicia, la cravatta e la giacca quando devo andare a fare una cosa importante per lavoro, magari in una banca o in qualche altro posto esotico del genere.
È la maglietta che avevo il 28 marzo del 2015, in sala parto, quando per la prima volta ho preso in braccio Guido e in quel momento il mondo intorno è scomparso ed eravamo solo noi due, io ero diventato improvvisamente un papà e lui, la prima cosa che ha fatto, mi ha fatto la cacca in mano. Piccolo minuscolo punk.

Ieri sera è morto Pete Shelley, il cantante e cofondatore dei Buzzcocks, e ci sono rimasto un po’ male. Poi sono andato a cercarla nell’armadio, ho preso la sua maglietta, e sono andato a dormire con quella.
Così va la vita.
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(spoiler!)

Se tutto va bene esce per Santa Lucia.

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