Vonnegut

E in un libro che si chiama Quando siete felici, fateci caso, del 2013, Kurt Vonnegut Jr. dice di ricordarci che qualunque cosa succeda, ci restano sempre la musica e il senso dell’umorismo.


Tolstoj (6)

E sempre in un libro che si chiama Resurrezione, del 1899, Lev Nikolàevič Tolstòj dice che dal momento in cui Nechljudov aveva capito di essere cattivo e aveva provato disgusto di sé, da quel momento gli altri avevano cessato di disgustarlo.


Tre cose

La prima è che io, di solito, leggo delle tonnellate di fumetti sulla carta, in digitale, su internet, dappertutto, e li leggo sul tavolo del mio studiolo, in camera da letto, in bagno, sulle panchine dei parchi, dove capita, ma mi sono accorto che adesso, invece, non ne leggo più. Ho una pila qui di fianco, sul tavolo, che non ho ancora letto: non la guardo neanche. Si vede che mi piace farlo quando non ho tempo, quando mi devo ritagliare coi denti qualche mezz’ora al giorno, tra il lavoro e le altre cose della vita, e adesso, non lo so, non li leggo. Però mi dispiace.
La seconda cosa è che ho capito di avere una fobia tutta nuova: che si scarichi la batteria della macchina. E mentre sono qui, piegato da questa nuova paura, mi si sta scaricando la batteria della chiave, la chiave della macchina, non sapevo neanche che fosse possibile.
La terza cosa è che per me, per quanto mi riguarda, possono cambiare il modulo di autocertificazione anche ogni dieci minuti, se vogliono, tanto non ho la stampante.


Appena torno (al bar)

Pensavo che la Guinness fosse la cosa che mi mancava di più, in questo periodo, e invece poi ci ho pensato meglio ed è un’altra, la cosa che mi manca. Allora appena torno la faccio, se tutto va bene, come ho spiegato stamattina in una puntata di un podcast bellissimo appena nato di Andrea Cardoni e che si chiama Appena torno:

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Ho scoperto che oggi è #Dantedì

E allora mi è venuto in mente il mio verso preferito, che si trova nella terza parte, intitolata il Paradiso, di un libro che si chiama Comedìa, o Commedia, conosciuto soprattutto come Divina Commedia, del 1321, e più precisamente è il verso 81 del Canto IX, dove Dante Alighieri, o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri, dice così:

s’io m’intuassi, come tu t’inmii

Che è una cosa che, tutte le volte che la leggo, mi viene da dire: ma porca miseria, Dante.
Non con cattiveria, ma proprio con ammirazione e, anzi, direi addirittura con devozione. Che è il motivo per cui di Dante cerco di non parlare mai, mi sembra sempre di dire dei sacrilegi e lo vedo nella mia testa che mi guarda male.
E poi, vabbè, basta, tutto qua.
Buon #Dantedì.


Così va la vita (di sei ragazzini al Louvre)

È una storia piccola, me ne rendo conto, molti avranno la loro, molto più interessante di questa, ma questa è la mia. È una storia del 1998, quando avevamo diciannove anni e ci eravamo appena diplomati, e in quell’estate di nulla estremo che ci separava dall’università o dal lavoro a vita eravamo partiti in sei su un treno, con gli zaini sulle spalle e delle scarpe buone per camminare, e un biglietto dell’Interrail in tasca valido per Francia, Belgio e Olanda per venti giorni. Non tutti, ma alcuni di noi avevano un obiettivo preciso: c’era quello che voleva arrivare ad Amsterdam, e aveva dei motivi validissimi; uno voleva vedere Omaha Beach per dare un senso alla propria collezione di carri armati e soldatini; io volevo essere a Parigi esattamente il 2 di agosto per vedere Marco Pantani arrivare in maglia e pizzetto gialli sugli Champs Elysées, l’ho anche già raccontato un’altra volta; e poi c’era quello, tra noi, che aveva una smania grandissima di visitare il Louvre.

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Tolstoj (5)

E nel primo capitolo di un libro che si chiama Resurrezione, del 1899, di Lev Nikolàevič Tolstòj, la Màslova viene scortata da alcuni soldati attraverso il paese, verso il tribunale dove sarà giudicata per un crimine, e Tolstoj dice che i vetturini, i bottegai, le cuoche, gl’impiegati si fermavano e squadravano con curiosità la prigioniera; e che alcuni tentennavano il capo e pensavano «Ecco come finisce chi si comporta male, chi non si comporta come noi».


DUEPONTI, Bootleg (i testi)

Quindi, come ho scritto centocinquanta volte in giro per l’internet, un po’ per vanità, un po’ per frustrazione, in questo periodo di isolamento forzato avremmo dovuto suonare con una band che per adesso si chiama DUEPONTI (in maiuscolo, tutto attaccato) e sarebbe stato il nostro primo (primissimo!) concerto. E invece, niente. Pazienza.
Allora abbiamo messo su bandcamp il nostro Bootleg, cioè una sottospecie di demo registrato dal vivo con un registratore portatile il 7 febbraio nella sala 4 dell’ex Ekidna di Migliarina, vicino a Carpi, in provincia di Modena, davanti a quattro o cinque persone.
Il “disco” si può ascoltare (e scaricare gratis) qui (se riesco, come si dice, a embeddarlo bene):

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Catalano

E in una poesia intitolata il mare visto da un poeta, dentro a un libro che si chiama Motosega, del 2007, Guido Catalano dice che una cosa che gli dà noia dei poeti è che difficilmente se gli chiedi di controllarti l’olio o le pasticche dei freni sono capaci.


La gente che si lamenta che c’era la gente in giro

Che cosa ci faceva in giro?