Una volta l’anno

Succede una volta l’anno, e per tre giorni filati, tutti gli anni, che tra Carpi, Modena e Sassuolo c’è l’uomo della strada che va in giro a piedi per le vie del centro con la faccia tirata e lo sguardo sagace, e lo senti usare delle parole insolite, come per esempio «ontologia».

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Monterroso

E in un racconto intitolato Il dinosauro, del 1959, dentro a un libro che si chiama I racconti più brevi del mondodel 2005, a cura di Gianni Toti, Augusto Monterroso dice che quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.


19 settembre: DUEPONTI all’Ekidna

E insomma, pare incredibile, ma sabato 19 settembre suoniamo per la seconda volta davanti a della gente con un gruppo che per adesso si chiama DUEPONTI (in maiuscolo, tutto attaccato) e, bisogna dire, anche stavolta ci trema un po’ l’orlo delle mutande.
Condivideremo il palco con Prebellic White Dress, BUZZØØKO e Kint, per una delle serate rinfrescanti denominate AFA all’Ekidna di San Martino Secchia, frazione di Carpi, in provincia di Modena, un posto dove ho visto tanti di quei concerti, negli ultimi vent’anni, che suonarci non mi sembra ancora vero.
Comunque, suoniamo sempre per primi.
E suoniamo così:

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Salvo complicazioni

E quindi, ho scoperto dalla newsletter del Post, cui sono orgogliosamente abbonato e secondo me dovreste abbonarvi anche voi, chiunque voi siate, che ha vinto il COVID maschile su quella femminile.
D’altra parte era già successo con l’AIDS e nessuno si era mai stracciato le vesti.
Ma comunque, anche se fosse andata diversamente, credo che avrei dormito lo stesso le mie sette o otto ore, stanotte. Salvo complicazioni.


Berger (e Chaplin)

E in un articolo intitolato Appunti sull’arte di cadere, pubblicato sul numero 1067 di una rivista che si chiama Internazionale, del 2014, John Berger dice che nel 1923, mentre la troupe di Charlie Chaplin girava La febbre dell’oro, nello studio ci fu una discussione movimentata a proposito della trama. Una mosca continuava a distrarre la loro attenzione, così Chaplin, furioso, chiese uno scacciamosche e tentò di ammazzarla. Non ci riuscì. Un istante dopo la mosca atterrò sul tavolo accanto a lui, a portata di mano. Lui impugnò lo scacciamosche per colpirla, poi si fermò di botto e lo rimise giù. Quando gli altri gli chiesero perché, lui li guardò e disse: “Non è la stessa mosca”.


Pedagogia

La prima parola che aveva detto il Miny qualche anno fa, cioè la prima dopo mamma dada, quand’era mini per davvero, era stata Guinness. Sembra una cazzata, ma è successo proprio così.
La prima parola che ha letto, invece, è stata qualche settimana fa, quando eravamo in Sardegna su una spiaggia dove c’era pochissima gente, e mentre camminavamo sulla sabbia, che era più una ghiaina fine fine che sabbia, e avevamo il mare a destra e il monte sulla sinistra, a un certo punto avevamo incontrato un cartello giallo con una scritta nera, che non diceva addio Bocca di rosa, ma aveva una scritta più breve e una freccia che puntava verso una scala di pietra e sassi, che saliva per molti gradini perdendosi poi nella sterpaglia su per il monte. Il Miny ha puntato il dito verso il cartello e ha letto da solo per la prima volta: «bii… aaa… erre… Papà, c’è un BAR, ci andiamo?»

Non so se fare la coda di pavone o se devo vergognarmi.
Prendo le cose così come vengono e per adesso siamo a posto così.


Erofeev (2)

E sempre in un libro che si chiama Mosca-Petuškì (sottotitolo: Poema ferroviario), probabilmente del 1970, Venedikt Vasil’evič Erofeev dice che, oh, se tutto il mondo, se tutti, fossero come è lui adesso, mite e pavido, e se non fossero sicuri di niente, né di sé stessi, né della serietà del proprio posto al sole, come sarebbe bello! Nessun entusiasta, nessuna impresa, nessuna mania, una generale vigliaccheria. E dice che lui accetterebbe di vivere per l’eternità, se gli mostrassero un angolino dove non è sempre il momento di fare delle imprese.


Dei ricordi (19)

Il 7 settembre del 2015 scrivevo una cosa che diceva:

(ci sono quei giorni un po’ così) che ti metti lì a laicare gattini su instagram.

E sotto, mi commentavo da solo:

Oggi c’erano anche un bel po’ di cani, delle paperelle e uno scorpione.

Non so come mai. Ma ci sono di quei giorni un po’ così.


Erofeev

E in un libro che si chiama Mosca-Petuškì, probabilmente del 1970, Venedikt Vasil’evič Erofeev dice che bisogna rispettare le tenebre dell’anima altrui, e che bisogna guardarci dentro anche se dentro non c’è niente, anche se dentro c’è della robaccia, è lo stesso: guarda e rispetta, guarda e non sputare.


6 settembre: DUEPONTI a Mani Tese

E quindi, sembra proprio vero, domenica 6 settembre debuttiamo con un gruppo che per adesso si chiama DUEPONTI (in maiuscolo, tutto attaccato) e, come si dice, ci trema un po’ l’orlo delle mutande. Suoniamo in un festivalino intitolato Abbiamo dipinto il Barchessone, in un posto bellissimo chiamato Mani Tese, a Finale Emilia, in provincia di Modena. Come ogni debutto che si rispetti, suoniamo per primi, alle 18 (qui c’è la scaletta).
E suoniamo così:

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