Cose che mi piacciono molto (5)

Tipo a Valencia, che in agosto fa molto caldo, ma davvero MOLTO caldo, puoi girare tutto il giorno con la maglietta costellata di chiazze di sudore, e ogni tanto puoi fermarti in un bar – c’è un bar in media ogni dieci passi – e nessuno sembra farci caso.

Continua a leggere


Moore (2)

E sempre in un libro che si chiama Jerusalem, del 2016, Alan Moore dice che prima o poi tutte le persone e i luoghi che amiamo cesseranno di esistere, e che l’unico modo per preservarli è l’arte. E che è la funzione dell’arte, recuperare ogni cosa dal tempo.


2 agosto 1952, 2 agosto 1980, 2 agosto 1998

Il 2 di agosto del 1952, mi nonno, Corrado, diceva sempre che era notte e che…

… ero andato in bicicletta a casa sua, l’avevo caricata sulla canna e via, ci eravamo sposati che era già incinta… l’avevo presa sulla canna della bicicletta, l’Ada, e lei, che era la più povera del paese, aveva una scatola da scarpe come dote… ma non era mica piena, eh, la dote era proprio la scatola da scarpe, pensa te com’era povera… però era bella, l’Ada, e poi l’avevamo chiamata a lavorare in campagna da noi e non sapeva fare niente, e quando c’era da spostare il fieno le cadeva sempre tutto addosso che io e mio padre facevamo di quelle ridute che cascavamo per terra.

E oggi sarebbero stati 67 anni di matrimonio, se l’Ada e Corrado fossero ancora al mondo. Mi mancano moltissimo, ma così va la vita.

Continua a leggere


Vannini (2)

E sempre in un libro che si chiama Il tensore di Torperterra, del 2013, Emanuele Vannini dice che guardare il mare, normalmente, è un metodo abbastanza sicuro per non farsi rompere i coglioni. E che se stai guardando il mare in silenzio, la gente tende infatti a pensare che tu stia elaborando chissà quali profonde verità o fondamentali domande sulla vita. O, comunque, roba a tema abbastanza universale; pure se pensi a che salsa abbinare al petto di pollo o a quanto sarebbe opportuno – a questo punto della vita – possedere un set ben assortito di brugole.

Continua a leggere


Vannini

E in un libro che si chiama Il tensore di Torperterra, del 2013, Emanuele Vannini dice che Nino aveva fatto pochissima scuola, però lì gli avevano detto che i verbi sono le parole che fanno fare e succedere le cose, e che finiscono tutti in -are, -ere e -ire. E poi dice che Nino lanciò uno sguardo verso la striscia blu. -are. Mare, per esempio, pensò Nino. “Mare”, se lo guardi bene, è un infinito.

Continua a leggere


:)

<ferie width=“2weeks”>


Invecchiare

Adesso che è calata la frenesia di immaginarsi vecchi con FaceApp, ci ho pensato un po’, e non le sono andate a cercare nelle timeline dei socialcosi in cui le vedevo passare, ma mi sembra di ricordare che le foto che postavate delle vostre persone invecchiate fossero tutte di facce belle, cioè belle per come può essere bella nella nostra testa la faccia di una persona anziana; e neanche una che avesse dei chili in più, delle verruche, dei porri, dei denti in meno, la bocca un po’ storta per via di un evento ischemico o l’occhio spento o magari spalancato a causa di una qualche demenza o cose così, come dire, reali.
Le facce invecchiate che passavano sui socialcosi erano tutte belle. E FaceApp era diventata così virale, forse, almeno durante quei suoi due o tre giorni di gloria, perché era così veloce e pronta nel fornirci un’immagine rassicurante di come saremo da vecchi.
E invece quando invecchieremo avremo davvero dei chili in più, delle verruche e dei porri, qualche dente in meno o perfino la dentiera, e la bocca storta per via di un’ischemia o l’occhio spento oppure spalancato dalla demenza o cose così, come dire, reali. E saremo tutti un po’ più veri e molto brutti, e quindi, in fondo in fondo, molto più belli.