È lo stesso uomo

Quello che si ferma lungo l’autostrada quando gli scappa, e piscia una parabola di due metri e mezzo contro il guardrail, spalle alla carreggiata, senza starci troppo a pensare o a preoccuparsi degli osservatori, della famiglia chiusa in macchina o dei passanti in pieno controesodo, e si tira poi su la patta nell’atto della rotazione verso il traffico, spavaldo e virilissimo, a tratti compiaciuto, mento alto e mezzo sorridente; è lo stesso uomo che poi troviamo la mattina presto al centro prelievi, il contenitore delle urine insacchettato a doppia mandata di cellophane e stagnola ficcato in tasca, stretto nel pugno, fino a quando viene chiamato allo sportello d’accettazione, cui s’avvicina ingobbito, imbarazzato, scarta il sacchetto, consegna la provetta con sopra il nome e la data di nascita, non senza controllare più e più volte, sospettoso, con la coda dell’occhio prima a destra e poi a sinistra, che non se ne accorga qualcun altro, uno dei trenta o quaranta uomini in fila come lui, ognuno ingobbito e imbarazzato, con un po’ di piscio stretto in tasca.


Un’altra lista (continua)

Dopo una prima lista di parole che avevamo salutato con malinconia quasi un anno fa, ora che Guido ha tre anni dobbiamo dire addio ad alcune altre parole bambinose cui eravamo particolarmente affezionati. Tra queste:

  • Cocciolàto (che uno dice, vabbè, è il cioccolato; ma il cocciolato è più gustoso)
  • Ticeàpoto (che però non è scomparsa del tutto, visto che non riuscirò mai più a dire Triceratopo senza invertire la t e la p)
  • Vìgiolo (che era lo scivolo, sui cui si facevano delle gran vigiolàte di culo, di pancia e di testa)

E, infine, addio anche alla mia preferita, ahimè:

  • Cincèo (Sea Turtle… l’aveva imparata su youtube, come tutto l’inglese che padroneggia adesso e che non è poco, anzi, ha un accento che noi non riusciremmo a eguagliare anche emigrando a Cambridge per un decennio; per esempio, quando vede un polpo, come dice /ˈɒktəpəs/ lui secondo me voi mica ci riuscite)

Avanti così.


NOT MOVING – Live in the 80’s (12 anni dopo)

[Il 10 marzo del 2006 pubblicai su HateTv – vecchia e gloriosa webzine – la recensione di Live in the 80’s, una specie di best of dei Not Moving con tanto di documentario in DVD. Ora che HateTV è stata chiusa e l’articolo è sparito dall’internet (anche se continua a essere citato nella pagina di Wikipedia dei Not Moving), e visto che venerdì Lilith, Dome La Muerte e Tony Face vengono a Carpi con una specie di reunion acustica all’interno di una rassegna sul punk che mi rende particolarmente orgoglioso della biblioteca della mia città, ripubblico qui quella vecchia recensione e ci aggiungo qualche annotazione a pie’ di pagina, se uno clicca sui numerelli che incontra durante la lettura. Buona lettura.]
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Così va la Vita (l’Universo, l’Amore e tutto quanto)

Un ricordo che mi è esploso stamattina nel cervello risale al 2005, stavo con Grushenka da nemmeno un mese, sul finire di una notte d’aprile, ero solo in casa. Era successo che dopo tre o quattro giorni infuocati dal primo bacio, tre o quattro giorni accesi sulla coda di una cometa che passa vicino al sole, lei era dovuta partire, era andata a Parigi dove abitavano degli zii, doveva stare via un bel po’, quasi un mese, era stato come separare due elettromagneti potentissimi, ma era un viaggio organizzato da tempo, da molto prima del primo bacio, doveva andarci, e ci è andata.  Continua a leggere


Il consiglio di un amico

Mi ha scritto Giancarlo Frigieri, in una mail intitolata «Una cosa che devi dire a Guido»:

Guido, quando un giorno a scuola durante l’ora di matematica insegneranno LE PROPORZIONI, mi raccomando stai attento e NON USCIRE DI LÌ FIN QUANDO NON AVRAI IMPARATO BENE COME SI FA. Questo ti farà partire, con uno sforzo piccolo piccolo, in posizione di ESTREMO VANTAGGIO su tante persone, che rimarranno impressionate da te come tu quando hai visto lo squalo all’Acquario di Cattolica.

È uno di quei consigli che sono solito rubricare sotto la categoria «Vangelo».