L’età della ragione

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Un paio di mesi fa avevo scritto in giro per l’internet un piccolo componimento che diceva:

Comincia sullo scivolo
La fine dell’infanzia
Salendoci sicuri
Dalla parte della rampa.

L’altra sera siamo saltati di colpo al livello successivo.  Continua a leggere


È un periodo

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È un periodo che ho voglia di scrivere.
(Son sempre lì lì. E invece poi no.)


Mi sembra giusto ribadirlo

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Visto che l’ho scoperto a 37 anni, e adesso ne ho 38, e lo so che c’è chi non ci crede, e chi non vuole ammetterlo, ma non lo so, è così basta, e cioè che la Riviera romagnola è il mare più bello del mondo.


Un’altra lista

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Adesso che Guido si avvicina ai due anni e mezzo e sta imparando a parlare sempre meglio, alcune parole ed espressioni stanno pian piano scomparendo e, abbiamo notato, anche se sono durate solo un anno o poco più ci mancheranno davvero un casino.
Per esempio:

  • Appa, con la lingua tra le labbra per la doppia p, che voleva dire Acqua.
  • Nonno Use, che era il suo modo di chiamare il nonno Iules (i perché e i percome del nome di mio padre li avevo già raccontati).
  • Popòm, che era l’ippopotamo (questa è sparita da una settimana, ma tornerei indietro subito e, anzi, firmerei adesso una petizione per cambiare nome agli ippopotami, cioè ai popòmmi).

È una lista in evoluzione permanente, quasi quotidiana.
Ma così vanno le cose. E vanno molto bene, peraltro, bisogna dirlo.


Avevo i capelli lunghi fino alle spalle

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OK Computer me lo fece ascoltare nel 1997 Roberto, che se lo portava in giro copiato dal fratello maggiore su una cassettina, o forse era un CD, non ricordo bene, me probabile che fosse una cassetta che macinava dentro a un walkman con l’autoreverse.
Roberto era già follemente innamorato di quel disco appena uscito. Non mi stupirei se fosse tuttora il suo disco preferito dei Radiohead, o il suo disco preferito in generale, la prossima volta che ci vediamo glielo chiedo. Ormai ci vediamo una volta ogni cinque o sei anni.

Il primissimo ascolto me lo fece sorbire in una stanza dell’Hotel Hungaria di Budapest, dove eravamo in gita scolastica. L’URSS non era morta da tantissimo tempo e il clima in città era ancora molto alieno per noi studentelli occidentali appena maggiorenni con le tasche piene di una moneta che là comprava di tutto, e abbastanza inclini alle bellezze locali, soprattutto notturne.
Mi ricordo che gli dissi una cosa del tipo: «Bella questa (era Karma Police) e anche quest’altra (era No Surprises), però è davvero una lagna».
Ascoltavo roba molto più pesa, all’epoca, avevo i capelli lunghi fino alle spalle e ancora la camicia a quadri sui jeans strappati alle ginocchia.
E gli anfibi, forse, quelli con la punta di metallo.
Mammamia.

Già l’anno dopo lo apprezzai di più, si vede che stavo pian piano crescendo.
Il mio disco preferito del 1998, se non ricordo male, fu UP dei REM, per dire.
Il mio disco preferito dei Radiohead è Hail to the Thief. Non saprei neanche spiegare il perché.