27 agosto: BASSAfedeltà #2

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Sottotitolo: The Worst Djs Ever Play The Best Music Ever.
Cosa: siamo cinque dj che mettono del rock’n’roll per qualche ora, ma ci sono anche dei concerti e un torneo di calcetto.
Quando: comincia tutto alle 16 di sabato 27 agosto.
Dove: alla Festa Popolare di Budrio (RE) organizzata dalla Rete Spartaco.
Perché: oltre alla crisi di mezza età, si tira su qualche soldo per i paesi colpiti dal terremoto dell’altro giorno (link).

C’è una locandina? .
E l’evento su facebook? Pure.
Di BASSAfedelà c’è addirittura una pagina.

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UPDATE: qui c’è una foto; e qui la mia scaletta (metto sempre le solite cose).


30 luglio: BASSAfedeltà

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Sottotitolo: The Worst Djs Ever Play The Best Music Ever.
Cosa: siamo nove dj che mettono del rock’n’roll per una decina di ore mentre un vj proietta e mixa dal vivo dei b-movie x-rated e vintage (giuro).
Quando: comincia tutto alle 17 di sabato 30 luglio.
Dove: a I Vizi del Pellicano, un circolo Arci di Fosdondo di Correggio (RE) dove tra le altre cose servono della birra molto buona.
Perché: l’unica motivazione che mi viene in mente è ‘crisi di mezza età’.

C’è una locandina? .
E l’evento su facebook? Pure.

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UPDATE: qui c’è una foto; e qui c’è la mia scaletta (secondo me è bella).


Così

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Avendo fissato con cura il seggiolino al sedile posteriore esattamente dietro a quello anteriore del passeggero, mi piacerebbe appiccicare sul lunotto un adesivo che reciti: Bimbo a tribordo.


7 luglio

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L’altr’anno, avevo appena 34 anni, ero con mio nonno, Corrado, fuori da un bar dove i miei genitori avevano organizzato un piccolo rinfresco per festeggiare la laurea in Scienze dell’Educazione di mia sorella, presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, nella sede di Reggio Emilia; mentre eravamo lì, io e mio nonno Corrado, che parlavamo del più e del meno, a un certo punto lui si è fatto pensieroso e mi ha detto: «Oh, questa è la piazza dove hanno ammazzato i manifestanti.»
«Sì, nel ’60,» gli ho subito risposto io, prendendo l’occasione al volo, che mi piace sempre quando mio nonno comincia a parlare delle cose passate, del PCI, degli scioperi, eccetera, devo anche aver provato a canticchiare il ritornello di Morti di Reggio Emilia.
Lui ha annuito e alzando un braccio ha indicato un punto preciso della piazza.
«Io ero là,» mi ha detto, «eravamo in fondo al corteo perché noi che venivamo dai paesi più lontani eravamo sempre gli ultimi. Non mi ricordo se ho sentito le schioppettate, ma mi ricordo che a un certo punto si son messi tutti a correre verso di noi, scappavano via.»
Delle volte coi nonni funziona così, quando invecchiano, si ricordano le cose solo quando c’è un oggetto o un posto che gli accende una lampadina in testa che magari era spenta da un bel po’, perché che fosse stato lì il giorno della strage, mio nonno, Corrado, non me l’aveva mica mai detto.
Allora mi son messo a fare un rapido calcolo: lui è del ’25, è nato in dicembre, i morti di Reggio Emilia sono del 7 luglio del 1960; quindi quel giorno là doveva avere appena 34 anni.
E mentre deglutivo e mi veniva la pelle d’oca, anche se era un giorno abbastanza caldo, mio nonno, Corrado, era già rientrato nel bar, al rinfresco della laurea di mia sorella in Scienze dell’Educazione, per provare a mangiare un pasticcino o due in più, anche se gli avevano detto di limitarsi coi dolci per via del diabete, della pressione e tutto.
Ma è fatto così, è sempre stato un gran goloso.


Tutta Palestra (quattro anni dopo)

2 commenti
[Quello che segue è un discorsetto in tre parti che ho letto ieri sera, all’AiaFolkFestival di Novi di Modena, il mio natìo borgo selvaggio, in mezzo al concerto di (glom!) Paolo Fresu e la Scraps Orchestra (che mi hanno anche accompagnato e che non finirò mai di ringraziare). Dire che è stata una serata strabiliante è dire poco. Il discorso si chiama Tutta Palestra (quattro anni dopo) perché prende spunto da un altro discorso molto simile che si chiamava Tutta Palestra e che era stato scritto e letto in pubblico qualche anno fa (tre). Comunque, pensate che ci sia buio, una musica in Re minore, un piano, una chitarra, violoncello, basso, batteria… e a un certo punto un filo di tromba.]

(1)

Buonasera a tutti.
Si sente?
Bene.
Io mi chiamo Marco Manicardi, alcuni di voi mi conoscono perché siamo cresciuti insieme, altri mi conoscono come il figlio di Iules, altri come il nipote di Corrado. Qualcuno invece non mi conosce, e gli basti sapere che sono nato a Carpi nel 1979, nello stesso ospedale dove una mia amica, la mattina del 29 maggio del 2012, ha iniziato a partorire in sala operatoria e, nel primissimo pomeriggio, ha poi dato alla luce un bambino bellissimo nel parco fuori dal pronto soccorso. Ma comunque, dicevo, sono nato a Carpi ma è a Novi che ho passato i primi 26 anni della mia vita, dopo sono andato a stare in centro storico a Carpi, per Amore. Mai avrei pensato che sarei diventato (virgolette) un fighetto carpigiano, e invece, portate pazienza, con l’amore non è che si possa fare tanto i furbi.

La cosa che vi leggo stasera è molto breve, sono nove minuti divisi per tre, si intitola Tutta palestra e i primi tre minuti iniziano martedì 29 maggio 2012, al mattino, quando ero nell’epicentro epicentrissimo del terremoto, perché di mestiere faccio l’ingegnere informatico tra Medolla e Mirandola (che culo, eh?), e mi ricordo che all’epoca, facendo due conti con INGV, Google Maps, latitudini e longitudini, ho scoperto che il centro esatto della catastrofe era a 500 metri scarsi dalla mia sedia.
Mi sono messo non so neanche come sotto il tavolo ad aspettare che finisse, sono scappato fuori, le cose cadevano, uno specchio scoppiava, i muri si aprivano, e a un centinaio di metri dal parcheggio dove ho finito la mia corsa c’era una colonna di fumo bianco che saliva. Lì, abbiamo saputo dopo, erano morte delle persone. Continua a leggere