Un’altra lista (continua)

Dopo una prima lista di parole che avevamo salutato con malinconia quasi un anno fa, ora che Guido ha tre anni dobbiamo dire addio ad alcune altre parole bambinose cui eravamo particolarmente affezionati. Tra queste:

  • Cocciolàto (che uno dice, vabbè, è il cioccolato; ma il cocciolato è più gustoso)
  • Ticeàpoto (che però non è scomparsa del tutto, visto che non riuscirò mai più a dire Triceratopo senza invertire la t e la p)
  • Vìgiolo (che era lo scivolo, sui cui si facevano delle gran vigiolàte di culo, di pancia e di testa)

E, infine, addio anche alla mia preferita, ahimè:

  • Cincèo (Sea Turtle… l’aveva imparata su youtube, come tutto l’inglese che padroneggia adesso e che non è poco, anzi, ha un accento che noi non riusciremmo a eguagliare anche emigrando a Cambridge per un decennio; per esempio, quando vede un polpo, come dice /ˈɒktəpəs/ lui secondo me voi mica ci riuscite)

Avanti così.


NOT MOVING – Live in the 80’s (12 anni dopo)

[Il 10 marzo del 2006 pubblicai su HateTv – vecchia e gloriosa webzine – la recensione di Live in the 80’s, una specie di best of dei Not Moving con tanto di documentario in DVD. Ora che HateTV è stata chiusa e l’articolo è sparito dall’internet (anche se continua a essere citato nella pagina di Wikipedia dei Not Moving), e visto che venerdì Lilith, Dome La Muerte e Tony Face vengono a Carpi con una specie di reunion acustica all’interno di una rassegna sul punk che mi rende particolarmente orgoglioso della biblioteca della mia città, ripubblico qui quella vecchia recensione e ci aggiungo qualche annotazione a pie’ di pagina, se uno clicca sui numerelli che incontra durante la lettura. Buona lettura.]
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Così va la Vita (l’Universo, l’Amore e tutto quanto)

Un ricordo che mi è esploso stamattina nel cervello risale al 2005, stavo con Grushenka da nemmeno un mese, sul finire di una notte d’aprile, ero solo in casa. Era successo che dopo tre o quattro giorni infuocati dal primo bacio, tre o quattro giorni accesi sulla coda di una cometa che passa vicino al sole, lei era dovuta partire, era andata a Parigi dove abitavano degli zii, doveva stare via un bel po’, quasi un mese, era stato come separare due elettromagneti potentissimi, ma era un viaggio organizzato da tempo, da molto prima del primo bacio, doveva andarci, e ci è andata.  Continua a leggere


Il consiglio di un amico

Mi ha scritto Giancarlo Frigieri, in una mail intitolata «Una cosa che devi dire a Guido»:

Guido, quando un giorno a scuola durante l’ora di matematica insegneranno LE PROPORZIONI, mi raccomando stai attento e NON USCIRE DI LÌ FIN QUANDO NON AVRAI IMPARATO BENE COME SI FA. Questo ti farà partire, con uno sforzo piccolo piccolo, in posizione di ESTREMO VANTAGGIO su tante persone, che rimarranno impressionate da te come tu quando hai visto lo squalo all’Acquario di Cattolica.

È uno di quei consigli che sono solito rubricare sotto la categoria «Vangelo».


Le donne russe, per esempio

[Ripubblico qui, oggi che è l’8 marzo, un pezzetto che avevo scritto su Barabba nel 2012, dopo che ero tornato dal viaggio di nozze in Russia. L’ho rimaneggiato, ma pochino.]

Mi sembra di aver letto da qualche parte che, come gli esquimesi han tante parole per dire “bianco” o “neve”, e gli aborigeni per dire “verde”, e gli italiani per nominare il nome di Dio invano, ecco, i russi devono avere una trentina di termini diversi per dire “ubriaco”. Sarà per quello, penso, che uomini anziani, ma anziani per davvero, in Russia non ne abbiamo incontrati.
Le donne, invece, le donne anziane, anche anziane per davvero, ce ne sono dappertutto. Le chiamano babushke: vuol dire “donna anziana”, babushka, una parola che nei romanzi, in italiano, spesso traducono con “nonnina”.   Continua a leggere