Un’altra lista

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Adesso che Guido si avvicina ai due anni e mezzo e sta imparando a parlare sempre meglio, alcune parole ed espressioni stanno pian piano scomparendo e, abbiamo notato, anche se sono durate solo un anno o poco più ci mancheranno davvero un casino.
Per esempio:

  • Appa, con la lingua tra le labbra per la doppia p, che voleva dire Acqua.
  • Nonno Use, che era il suo modo di chiamare il nonno Iules (i perché e i percome del nome di mio padre li avevo già raccontati).
  • Popòm, che era l’ippopotamo (questa è sparita da una settimana, ma tornerei indietro subito e, anzi, firmerei adesso una petizione per cambiare nome agli ippopotami, cioè ai popòmmi).

È una lista in evoluzione permanente, quasi quotidiana.
Ma così vanno le cose. E vanno molto bene, peraltro, bisogna dirlo.


Avevo i capelli lunghi fino alle spalle

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OK Computer me lo fece ascoltare nel 1997 Roberto, che se lo portava in giro copiato dal fratello maggiore su una cassettina, o forse era un CD, non ricordo bene, me probabile che fosse una cassetta che macinava dentro a un walkman con l’autoreverse.
Roberto era già follemente innamorato di quel disco appena uscito. Non mi stupirei se fosse tuttora il suo disco preferito dei Radiohead, o il suo disco preferito in generale, la prossima volta che ci vediamo glielo chiedo. Ormai ci vediamo una volta ogni cinque o sei anni.

Il primissimo ascolto me lo fece sorbire in una stanza dell’Hotel Hungaria di Budapest, dove eravamo in gita scolastica. L’URSS non era morta da tantissimo tempo e il clima in città era ancora molto alieno per noi studentelli occidentali appena maggiorenni con le tasche piene di una moneta che là comprava di tutto, e abbastanza inclini alle bellezze locali, soprattutto notturne.
Mi ricordo che gli dissi una cosa del tipo: «Bella questa (era Karma Police) e anche quest’altra (era No Surprises), però è davvero una lagna».
Ascoltavo roba molto più pesa, all’epoca, avevo i capelli lunghi fino alle spalle e ancora la camicia a quadri sui jeans strappati alle ginocchia.
E gli anfibi, forse, quelli con la punta di metallo.
Mammamia.

Già l’anno dopo lo apprezzai di più, si vede che stavo pian piano crescendo.
Il mio disco preferito del 1998, se non ricordo male, fu UP dei REM, per dire.
Il mio disco preferito dei Radiohead è Hail to the Thief. Non saprei neanche spiegare il perché.


Trent’anni fa

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Era il 7 giugno del 1987, avevo otto anni, dormivo dai nonni insieme a mio papà, erano le quattro o le cinque del mattino e mi sono svegliato perché c’era del trambusto che veniva dal piano di sotto. Sono sceso dal letto, mi sono infilato le ciabattine e affacciandomi alle scale ho visto mio papà che, vestito per uscire, stava prendendo le chiavi della macchina.
«Papà, posso venire anch’io?» gli ho chiesto.
«No,» mi ha risposto, «domani devi andare a scuola, torna a letto.»
Qualche ora dopo ero in classe, in seconda elementare, erano gli ultimi giorni poi sarebbero iniziate le vacanze. Ho aspettato che la maestra finisse di fare l’appello, poi ho alzato la mano.
«Marco, cosa c’è?» ha chiesto la maestra.
«Devo dire una cosa,» ho risposto.
«Va bene, dilla pure.»
«Stanotte è nata mia sorella.»
E tutta la classe, mi ricordo, si è messa ad applaudire.

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Ci vuole del coraggio alla radio

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Qualche sera fa, intorno alle 22 del 25 aprile, le Schegge di Liberazione sono state trasmesse su Radio Sverso, in una puntata tutta speciale del programma L’analfabeta funzionante.
Inizia con la Caterina che legge Le cartoline di Stefano Amato.
Finisce con me che leggo Ci vuole del coraggio.

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Softer Than Velvet (la trascrizione)

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[Venerdì 24 marzo, al C.S. Catomes Tôt di Reggio Emilia, Giancarlo Frigieri ha suonato i Velvet Underground, mentre Franco Ori dipingeva Andy Warhol e io leggevo delle cose che parlavano di Velvet Underground. Di seguito la scaletta, con le letture e i pezzi suonati da Frigieri (in grassetto). I brani che ho letto sono parole di Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison, LaMonte Young, Rosebud, Paul Morrissey, Ronnie Cutrone, Danny Fields e Billy Name, ma durante la lettura non ho specificato chi dice cosa e quando, quindi non lo faccio neanche adesso.]
***

Suonavamo insieme, molto tempo fa. Vivevamo in un appartamento da trenta dollari al mese e non avevamo un soldo. Mangiavamo focacce d’avena mattina e sera e facevamo di tutto, tipo vendere il sangue e roba simile, oppure posavamo per quei settimanali spazzatura da dieci centesimi. Una volta uscì un articolo con la mia foto. Dicevano che ero un maniaco sessuale omicida che aveva ucciso quattordici bambini. Dicevano che avevo registrato tutto e che riascoltavo il nastro in un fienile del Kansas a mezzanotte. Quando uscì la foto di John Cale, dissero che aveva ucciso il suo amante perché quello voleva sposare sua sorella e lui non voleva che sua sorella sposasse un finocchio.

Sunday morning
I’m waiting for the man

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