Moore

E in un libro che si chiama Jerusalem, del 2016, Alan Moore dice che David, uno dei personaggi, oggi non legge più fumetti, anche se sono diventati di moda al punto che anche gli adulti possono comprarli senza sentirsi ridicoli. E dice che paradossalmente per David ciò li rende ancora più ridicoli di quando i fumetti erano solo uno strumento, perfettamente legittimo e spesso stupendo, per divertire i bambini. E poi dice che, a tredici anni, l’idea di David del paradiso era quella di un luogo dove tutti leggevano fumetti e c’erano sempre nuove storie disponibili con dozzine di film spettacolari con i suoi supereroi preferiti. E che ora che ha cinquant’anni e il suo paradiso è tutto intorno a lui, David la trova un’idea deprimente. Concetti e idee per bambini di quarant’anni fa: è questo – si chiede David – il meglio che il ventunesimo secolo sa offrire? Con tutto quello che accade, la reazione più adatta – si chiede ancora David – sono davvero le fantasie postbelliche di Stan Lee focalizzate sulla legittimazione del nevrotico maschio bianco americano della classe media?


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