O’Kelly

E in un libro che si chiama La tomba del tessitore, del 1919, Seumas O’Kelly dice che la cosa più chiara nella mente di un uomo è spesso la più oscura da capire per quella della sua dolce metà. E che, per esempio, un santo può calcare le strade del mondo convinto in cuor suo che tutti facciano caso alla sua aureola splendente; ma così non è, perché, se lo fosse, il santo verrebbe preso a sassate.


È un periodo

È un periodo ch’è zeppo di refusi.


La New Wave italiana (il blogroll – 5 / per posta – 3 / e un socialino)

Poi sta succedendo un’altra cosa strana, nel suo piccolo eccitantissima, ma ve la spiego dopo. Prima metto qui sotto un paio di link di blog rinati o rinascenti che vado a elencare, in rigoroso ordine alfabetico, così come sono stati aggiunti o spostati nel gruppetto della New Wave italiana del mio feedreader (uso feedly, quello gratis, se vi interessa).

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Wallace

E in un libro che si chiama Infinite Jest, del 1996, David Foster Wallace dice che quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. E che il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e, avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Psss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.


Una cosa fighissima

Parco della Preistoria di Rivolta d’Adda, esterno giorno, una domenica assolata dei primi di Marzo. Il Many e Grushenka stanno contemplando la riproduzione di una scena di vita quotidiana tra Uomini di Neanderthal: una caverna con un piccolo fuoco centrale tenuto acceso da due uomini accucciati, un terzo uomo sta tornando alla grotta con una lancia in una mano e una preda nell’altra, una donna è seduta su un masso di fianco all’ingresso mentre allatta un bambino di pochi mesi e ha lo sguardo perso nel vuoto.
Il Miny è ancora affascinato dai tre giganteschi mammut poco distanti e tiene la testa girata da quella parte ignorando i discorsi dei genitori.

Grushenka: E noi quindi veniamo da lì, da questi qui.
Many: Beh, non esattamente… l’Uomo di Neanderthal apparteneva a una specie diversa dall’Homo Sapiens. Cioè, erano proprio due cose distinte, come gli asini e i cavalli.
G.: Ah, ma dai.
M.: Eh sì, poi nella lotta tra le specie ha prevalso il Sapiens e l’Uomo di Neanderthal si è estinto. Non esiste più.
G.: Siamo proprio degli stronzi.
M.: Beh, però sembra comprovato che ci siano stati degli incroci, soprattutto in Europa dove le due specie convivevano, quindi una piccola parte di sangue di Neanderthal potremmo avercela anche noi. Piccola piccola. Però potrebbe esserci.

I due si perdono un attimo nel silenzio e nel cinguettio primaverile del parco. Il Miny è sempre preso dai mammut lì di fianco, adesso gli sta presentando Alex, il piccolo T-Rex che si è portato da casa, e ancora non bada ai genitori.

M.: L’evoluzione è una cosa fighissima, no?
G.: Sì, succede tutto con delle trombate.

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Catalano

E in una poesia intitolata il mare visto da un poeta, dentro a un libro che si chiama Motosega, del 2007, Guido Catalano dice che una cosa che gli dà noia dei poeti è che difficilmente se gli chiedi di controllarti l’olio o le pasticche dei freni sono capaci.


Un modo di dire dell’est?

C’è un post sul blog di Casu dove Casu cita cinque frasi che ha ereditato da film che ha visto e che usa (quasi) comunemente nelle conversazioni di tutti i giorni. Lo trovate qui.
Stamattina mi sono svegliato con l’idea di fare altrettanto, ma poi, alla fine, mi sono accorto che le frasi che ho ereditato da film che ho visto e che uso (quasi) comunemente nelle conversazioni di tutti i giorni non sono cinque. Anzi, ce n’è praticamente una sola, anche se la uso spesso, specie in ambito lavorativo con clienti e colleghi, quando questi si disperano dopo che gli ho detto che una certa cosa non sarà fatta o che molto probabilmente non si può neanche fare:

«A volte sei tu che mangi l’orso e altre volte è l’orso che mangia te.»

E oggi è proprio tutto quello che avevo da dire.  Continua a leggere