Le donne russe, per esempio

[Ripubblico qui, oggi che è l’8 marzo, un pezzetto che avevo scritto su Barabba nel 2012, dopo che ero tornato dal viaggio di nozze in Russia. L’ho rimaneggiato, ma pochino.]

Mi sembra di aver letto da qualche parte che, come gli esquimesi han tante parole per dire “bianco” o “neve”, e gli aborigeni per dire “verde”, e gli italiani per nominare il nome di Dio invano, ecco, i russi devono avere una trentina di termini diversi per dire “ubriaco”. Sarà per quello, penso, che uomini anziani, ma anziani per davvero, in Russia non ne abbiamo incontrati.
Le donne, invece, le donne anziane, anche anziane per davvero, ce ne sono dappertutto. Le chiamano babushke: vuol dire “donna anziana”, babushka, una parola che nei romanzi, in italiano, spesso traducono con “nonnina”.  

Spuntano fuori da tutte le parti, le babushke, e l’idea che ci siamo fatti là è che le donne sopra i cinquant’anni siano tutte impiegate dello Stato. In ogni sala di ogni museo, in ogni stanza degli appartamenti dei vecchi scrittori, in ogni ufficio pubblico c’è almeno una babushka seduta sulla sua seggiolina che controlla che tutti si comportino come si devono comportare. Stanno sedute lì, serie, con le loro parole crociate – e le parole crociate, in cirillico, sembrano delle opere d’arte – o a sferruzzare un vestito per l’inverno, una sciarpa, un paio di calzini di lana, cose così. E sotto ogni scala mobile di ogni fermata della metropolitana – a San Pietroburgo, che i treni devono passare sotto la Neva, ci sono delle scale mobili che non ne vedi il fondo – c’è una gabbietta di vetro con dentro una babushka che controlla tutti  quelli che scendono, da capo a piedi, senza disturbare, senza essere invadente. E sulle vie principali è pieno di baracchini dove vendono da mangiare, come in tutte le città, ma in Russia chi ti vende da mangiare nei baracchini sulle vie principali sono le babushke, che ti fanno gli hot-dog, ti servono i gelati, ti preparano i blini, che sono tipo crespelle ma diverse, e le kroska kartoshka, che sono delle patate ripiene di salse molto pesanti e molto buone. E a lato di ogni cantiere, per la strada, dove uomini giovani o di mezza età lavorano arrampicati sulle impalcature, ci sono sempre due o tre babushke con la pettorina arancione catarifrangente a fare da cordone umano, a dirti di stare attento, di passare a una certa distanza, per la tua sicurezza.

Non sanno una parola d’inglese, le babushke, perché sono nate in un periodo sovietico che l’inglese a scuola non si studiava, ma anche se hanno a che fare con migliaia di turisti tutti i giorni, tutte le ore, dal lunedì alla domenica, se c’è una cosa che ti voglion far capire, non so come mai, forse ti parlano direttamente al cuore, ma le capisci subito, senza difficoltà. Allora le ringrazi e loro ti sorridono sempre, con quel sorriso che sanno fare solo le signore anziane, le nonnine, grate a loro volta, non solo perché le hai trattate bene, ma perché sono contente di quello che fanno, del quadro che sono lì a controllare, della stanza dello scrittore morto che sono lì a preservare, dell’impalcatura che sono lì a presidiare.

E sembra strano, camminando per la strada, che non capisci come facciano le giovani russe, quasi tutte alte, slanciate sui tacchi vertiginosi, con delle forme da farti girar la testa, alcune bellissime, altre meno, ma in media molto belle, sembra strano davvero, ma non capisci proprio come facciano queste giovani russe alte, slanciate e belle, sui tacchi a spillo, a diventare poi tutte delle piccole babushke quadrate. Sarà forse questo il segreto della matrioska.

E comunque, quando le guardi, le giovani russe, slanciate e belle, forse è solo un’impressione mia, non lo so, ma hanno delle facce che o sono incazzate e punk come delle Pussy Riot, oppure sembra che non sappiano bene dove andare a sbattere la testa.
Poi guardi le babushke, le signore anziane, le nonnine, con quel portamento, quella sicurezza, quei gesti decisi che non c’è dubbio, lo capisci subito, ce l’hanno scritto nello sguardo che sono loro, e nessun altro, da quelle parti là, a portare il peso della Russia sulle spalle.


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