DUEPONTI, Bootleg (i testi)

Quindi, come ho scritto centocinquanta volte in giro per l’internet, un po’ per vanità, un po’ per frustrazione, in questo periodo di isolamento forzato avremmo dovuto suonare con una band che per adesso si chiama DUEPONTI (in maiuscolo, tutto attaccato) e sarebbe stato il nostro primo (primissimo!) concerto. E invece, niente. Pazienza.
Allora abbiamo messo su bandcamp il nostro Bootleg, cioè una sottospecie di demo registrato dal vivo con un registratore portatile il 7 febbraio nella sala 4 dell’ex Ekidna di Migliarina, vicino a Carpi, in provincia di Modena, davanti a quattro o cinque persone.
Il “disco” si può ascoltare (e scaricare gratis) qui (se riesco, come si dice, a embeddarlo bene):

E qui di seguito metto tutti i testi, a parte le due cover (ci sono due cover).
Visto che ci sono un sacco di riferimenti, metto anche le note in fondo, se uno ha voglia di cliccare quando le incontra e di andare a leggerle.
Se vi piace, ci fa piacere.

1. (intro)
Dal Queen’s, per la Cantina Sociale, giù giù fino alla Lama; sui binari della ferrovia, dalla Stazione all’Ape Regina; tre locali, due pizzerie, un Foro Boario costruito nel ventennio – sulla facciata quattro rettangoli, con tre stemmi in bassorilievo, il quarto è liscio: nella Primavera del ’45 qualche anima giusta ha appoggiato una scala al muro, è salito su e ha scalpellato il fascio littorio, l’ha grattato via – dietro, un parco, intitolato a Karol Józef Wojtyła, se ci passi il martedì o il sabato mattina, sotto la tettoia di pietra c’è il mercato contadino, se ti guardi intorno, sui cestini della spazzatura, sui pali della luce, ci sono gli adesivi dello Yekîneyên Parastina Gel, chissà se si legge così, l’Unità di Protezione Popolare del Rojava.

E anche lì, nei Due Ponti…

… era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi, era l’era della saggezza, era l’era della follia, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, era la stagione della Luce, era era la stagione delle Tenebre, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto davanti a noi, non avevamo niente davanti a noi, andavamo tutti direttamente in Paradiso, andavamo tutti direttamente dalla parte opposta – insomma, il periodo era così simile a quello attuale, che alcune delle più clamorose autorità insistevano affinché se ne parlasse, nel bene o nel male, soltanto al superlativo.1

2. Prima di tornare a letto
Prima di tornare a letto e tentare di dormire afferro un foglio di carta. Scrivo ai miei futuri nipoti: se un giorno vi parlerò bene degli anni Ottanta, provate a farmi delle domande diverse. Se insisto, avvertite la mamma che il nonno si è rincoglionito.2

Tutto era meglio
Tutto era bello
Prendilo e corri
Santo Camurri

Tutto era peggio
Tutto concesso
Alzati e corri
Santo Camurri

Chiedevo sempre a mio padre cosa volesse dire C.C.C.P., quando lo leggevo sulle canottiere degli atleti ai mondiali o alle olimpiadi.
Mio padre rispondeva tutte le volte: «Col Cazzo Che Perdiamo!»

Tutto era meglio
Tutto era bello
Prendilo e corri
Santo Camurri

Tutto era peggio
Tutto concesso
Alzati e corri
Santo Camurri

Avevo dieci anni quando cadde il muro. Quasi undici.

3. È un fatto che appare sempre ovvio
È un fatto che appare sempre ovvio quando ormai è troppo tardi, ma la più spiccata differenza tra la felicità e la gioia è che la felicità è un solido e la gioia un liquido.3

E il bisogno involontario di sorridere è una delle più belle sensazioni a nostra disposizione, no?4

Per quanto gli uomini si sforzassero, radunandosi a centinaia di migliaia in un posto piccolo, deturpando quella terra sulla quale si eran stretti, per quanto soffocassero la terra di pietre perché niente, in lei, nascesse, per quanto estirpassero ogni erba che spuntava, per quanto esalassero fumo di pietra, di carbone e di nafta, per quanto tagliassero alberi e cacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città.5

4. È il momento che tu impari
È il momento che tu impari, mio saggio figliolo, che il mondo è più pazzo di un cavallo. Se non puoi difenderti, scappa, corri e mettiti a urlare “al fuoco!” o “mi vogliono violentare!”, devi essere ancora più pazzo di loro, devi avere il fuoco tra i capelli: questo è il mio consiglio.6

Cos’è la solitudine?
Nessuno mi risponde7

Ai fuochi leggeri della provincia
si consuma la nostra giovinezza.
Di generazione cresciuta coi nonni,
generazione amata nelle pause del lavoro8

Cos’è la solitudine?
Nessuno mi risponde

5. Allarme (C.C.C.P. Fedeli alla linea)9
6. Tutti pazzi (Negazione)10

7. Prova a crocifiggere il Sole
Prova a crocifiggere il Sole, vedrai se c’è Dio.
Dio non c’è: noi siamo i suoi profeti. 11

__________
1.^ Charles Dickens, Racconto di due città; 1859
2.^ Vitaliano Ravagli e Wu Ming, Asce di Guerra; Einaudi, 2005
3.^ J.D. Salinger, Il periodo blu di De Daumier-Smith; in Nove racconti, 1953; Einaudi, 1962, trad. Carlo Fruttero
4.^ David Foster Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi; Einaudi, 2010
5.^ Lev Tolstoj, Resurrezione, trad. Paolo Nori
6.^ Jonathan Lethem, La fortezza della solitudine; il Saggiatore, 2004
7.^ più o meno tratto dall’esergo di Leo Ortolani, Rat-Man Collection #25, La Bella e la Bestia
8.^ Matteo Ferretti, Tutto brucia e annuncia, Edizioni Casagrande, 2019
9.^ è un pezzo dei C.C.C.P. Fedeli alla linea, da 1964-1985 Affinità-Divergenze Fra Il Compagno Togliatti E Noi Del Conseguimento Della Maggiore Età, del 1986
10.^ è un pezzo dei Negazione, da Tutti pazzi, del 1985
11.^ ispirato a La strada di Cormac McCarthy (piu o meno)
__________
Il Bootleg dei DUEPONTI è stato masterizzato da Alessandro Zanotti (The Death of Anna Karina, Ornaments, Wooz e un botto di altre cose) tra Carpi, in provincia di Modena, e Cisowa, in Polonia (dov’era andato a lavorare in quegli ultimi giorni di febbraio).
E la copertina ce l’ha regalata Patrick Aleotti (makkinoso).


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