A proposito di galaverna

Quando facevo le Superiori, cioè l’Istituto Tecnico Industriale Leonardo Da Vinci di Carpi, e abitavo ancora a Novi di Modena, la mattina mi svegliavo verso le 6, andavo in cucina e trovavo un pentolino di latte da scaldare che mi aveva preparato mia mamma prima di andare a letto, accendevo il fuoco, tiravo fuori i Coco Pops e ne versavo un po’ nella tazza, li ricoprivo col latte caldo e ci facevo colazione. Tutto abbastanza in fretta, però, che c’era da fare un paio di chilometri a piedi per andare a prendere la corriera per Carpi. Avrei potuto andarci in bici, per far prima, alla fermata della corriera, e delle volte lo facevo, ma d’inverno no, d’inverno mai.
D’inverno mi piaceva proprio uscire di casa a piedi, tutto bardato con la sciarpa della Fiorentina, il bomber grigio dei Pittsburgh Pirates che avevo preso coi punti della Nutella, i jeans strappati sulle ginocchia per il troppo utilizzo, gli anfibi con la punta di metallo, il walkman quasi sempre caricato con Fear Of The Dark e il dito pronto sul reverse per far ripartire The Fugitive, che era la mia preferita e che, ma forse era un caso, cominciava nella nebbia.
C’erano delle nebbie, negli anni 90 del secolo scorso, che anche a piedi, anche la mattina, facevi fatica a vedere cinque o sei metri avanti. Era bello, erano tutti addormentati, erano tempi che quasi tutti lavoravano vicino a casa e pochi si svegliavano presto per andare lontano, e gli unici abitanti di qui limbi mattutini freddi e ovattati, con il passo da zombie e la testa ancora da riavviare, eravamo noi studenti delle Superiori o dell’Università che andavamo a prendere la corriera per Carpi o il treno per Modena e Bologna.
Una cosa che mi piaceva moltissimo, e per la quale partivo anche cinque o dieci minuti prima del dovuto, era fermarmi a guardare le ragnatele gelate dalla galaverna sui cancelli delle case. C’erano quelle abbandonate dai ragni già da tempo, chissà se i ragni proprietari erano morti o avevano solo traslocato, e le loro ragnatele restavano lì a pendere flosce, imborsate e appesantite dal ghiaccio, coi fili tutti arcuati verso il basso, come fossero ragnatele stanche. C’erano poi quelle nuove, coi loro tiranti stesi tra una cancellata e l’altra e le mandate degli altri fili, quasi a spirale dal centro all’esterno, congelate anche loro dalla galaverna che però non era abbastanza forte da deformarne la configurazione perfetta. E chissà se i ragni che le custodivano stavano morendo congelati o si erano trasferiti temporaneamente nelle case lì vicino, costruendosi un riparo di fortuna negli angoli dei muri, con gran fastidio e nervoso delle mamme che ci abitavano, come la mia.

«Ma prendi la bici! Cosa vai sempre in giro a piedi con questo freddo?» Mi avevano chiesto una volta i miei.
«Guardo le ragnatele ghiacciate sui cancelli delle case.» Gli avevo risposto.

Devono poi averla detta ai loro amici, questa cosa, e mi ricordo che tutta la cerchia di adulti che gravitava intorno alla mia famiglia ogni tanto, quando arrivava l’inverno, mi chiedeva se andavo ancora sempre piedi a prendere la corriera per guardare le ragnatele.

Anche adesso, che l’adulto sono io, mi è capitato di incontrare qualche amico dei miei, che ora è anziano (mi dispiace se qualcuno di loro leggendo qui per caso che gli ho dato dell’anziano ci rimane male, ma non è che ci siano delle altre parole per girare intorno al concetto), che tra una stupidata e l’altra, di quelle un po’ meccaniche che si dicono quando ci si incontra dopo tanti anni, mi abbia chiesto una cosa del tipo: «Ma le guardi ancora le ragnatele ghiacciate d’inverno?»
Non so mai come rispondere, di solito annuisco e cambio discorso. Ma se fossi un po’ più spigliato nel parlare potrei rispondere che sì, anche se adesso ce ne sono meno, che la galaverna è un po’ più rara, ma sì, quando càpita mi fermo ancora lì a guardarle, le ragnatele ghiacciate sui cancelli delle case.
Come se ci fosse un motivo valido e sensato per non farlo.

***

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3 risposte a A proposito di galaverna

  1. chiaratiz scrive:

    … e a me di questo post poetico resterano i coco pops col latte caldo (ma come si fa)

  2. Astrid scrive:

    Come se ci fosse un motivo valido e sensato per non farlo.
    Amen, fratello.

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