Trent’anni fa

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Era il 7 giugno del 1987, avevo otto anni, dormivo dai nonni insieme a mio papà, erano le quattro o le cinque del mattino e mi sono svegliato perché c’era del trambusto che veniva dal piano di sotto. Sono sceso dal letto, mi sono infilato le ciabattine e affacciandomi alle scale ho visto mio papà che, vestito per uscire, stava prendendo le chiavi della macchina.
«Papà, posso venire anch’io?» gli ho chiesto.
«No,» mi ha risposto, «domani devi andare a scuola, torna a letto.»
Qualche ora dopo ero in classe, in seconda elementare, erano gli ultimi giorni poi sarebbero iniziate le vacanze. Ho aspettato che la maestra finisse di fare l’appello, poi ho alzato la mano.
«Marco, cosa c’è?» ha chiesto la maestra.
«Devo dire una cosa,» ho risposto.
«Va bene, dilla pure.»
«Stanotte è nata mia sorella.»
E tutta la classe, mi ricordo, si è messa ad applaudire.

Dopo, al pomeriggio, mio papà è tornato a casa, ha mangiato qualcosa, mi ha caricato in macchina e mi ha portato all’ospedale di Carpi. C’era da attraversare un corridoio che mi ricordo molto lungo, poi si entrava in una stanza divisa a metà da un vetro, dall’altra parte del vetro c’erano due o tre incubatrici con dentro dei bambini molto ma molto piccoli. Io arrivavo a vederli solo in punta di piedi, e mentre ero lì che guardavo senza capire bene come stare o cosa fare, mio papà con un dito mi ha indicato una delle incubatrici.
«È quella lì.»

Allora non avevo ben capito il perché fossero tutti così in ansia, invece adesso, che sono papà anch’io, quando ci ripenso mi viene un po’ il magone. Mia sorella era un cosino tutto scuro, quasi violaceo, rannicchiato a occhi chiusi dentro una teca di vetro, era nata prima del previsto, un po’ troppo per poter essere fuori pericolo, e per qualche settimana andavamo là tutte le sere per vedere se tutto procedeva come doveva procedere. In parole povere, andavamo a vedere se era ancora viva.

E adesso mia sorella compie trent’anni.
Io ne ho trentotto e pian piano va a finire che diventiamo coetanei.
Ci penso e mi viene solo da dire una cosa banale, ma che comunque è abbastanza vera, e cioè: «vacca d’un cane, come passa il tempo.»

Auguri, sorellina.
Avanti così.


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