Ricapitolando

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Allora, oggi è un buon giorno per ricapitolare un po’ di cose, un po’ alla rinfusa e a mio esclusivo uso e consumo, probabilmente, ma da qualche parte uno si deve pur sfogare, penso. Scusate.

Quindi:

  • martedì 29 maggio ero nell’epicentro epicentrissimo del terremoto, a lavorare, sono scappato fuori dall’ufficio e mi son trovato davanti agli occhi i feriti, il fumo, la polvere, i muri che si staccavano, le sirene, le lacrime e la paura, le linee telefoniche in tilt, l’ansia di sapere come stava la mia famiglia e l’ansia per la loro ansia di sapermi nel centro esatto della catastrofe senza riuscire a contattarmi, ma in una finestrella di qualche decina di secondi, con le linee telefoniche ancora giù, sono riuscito a twittare una cosa e mia mamma l’ha letta su facebook e mi ha detto che l’ha salvata e la tiene in una cartella del computer per sempre. Poi ci siamo riusciti, a parlare al telefono, dopo un’ora, e non vi so neanche spiegare la sensazione di sollievo. Qualche ora dopo ho scoperto che a cento metri da dove mi trovavo sono morte delle persone, e qui la sensazione era di disperazione, e lo è ancora, ma anche questa cosa non so mica bene come spiegarla. Poi sono tornato nel mio natio borgo selvaggio, ancora abbastanza su di giri, la sera, dopo altre due scosse che avevano avuto epicentro proprio lì, e lì ho visto i miei genitori impauriti e i nonni che sono rimasti senza casa. Quando ho fatto un giro in centro, mi son trovato davanti alla prova tangibile della fine delle cose costruite dall’uomo, e nello specifico erano le cose costruite dall’uomo sotto le quali ho vissuto, giocato, amato, parlato, gridato e pure fatto a botte, delle volte, per almeno venticinque anni della mia esistenza. La sera abbiamo dormito lì a Novi di Modena, tra un camper e un furgone. È stato bello, dormire.
  • mercoledì 30 maggio ci siamo svegliati e siamo tornati a casa nostra, a Carpi, a portare i generi di conforto al suocero rimasto in casa, a vedere un po’ come stavano gli amici accampati in qualche parco e a fare un po’ di spesa per chi ce lo chiedeva. Casa nostra era transennata, la paura per gli sciacalli serpeggiava dappertutto. La sera abbiamo dormito ancora a Novi di Modena, tra un camper e un furgone. È stato bello, ancora, dormire.
  • giovedì 31 maggio siamo tornati a Carpi e siamo saliti in casa, abbiamo fatto delle docce, abbiamo dato da mangiare e da bere alla gatta che era rimasta lì da martedì, siamo andati a trovare il suocero e poi, col resto della famiglia, siamo andati a Castelnuovo Sotto, nel reggiano, lontano dal casino, per il battesimo della mia prima cugina. Era strano entrare in chiesa, e si vedeva che noi terremotati stavamo tutti ai lati delle panche, tesi e preoccupati, guardando in alto, ispezionando le crepe, ché da noi le chiese sono una cosa che non ci sono più. Alla fine però è stato rilassante, per una volta, allontanarci un po’ dalle scossette di assestamento. La sera siamo tornati, di nuovo, a Novi di Modena, tra un camper e un furgone. È stato bello, di nuovo, dormire.
  • venerdì 1 giugno ci siamo svegliati e siamo rientrati in casa dei miei nonni, abbiamo preso il più velocemente possibile le loro cose e abbiamo trasferito, come si dice, baracca e burattini a casa dei miei genitori, con la speranza, appena la situazione si calmerà un po’, di riparare il tetto e le crepe e tutto il resto. Poi siamo tornati a Carpi, in casa nostra, a lavarci e vestirci e bere una birra con Leonardo che era lì dal mattino a far la ronda anti-sciacallaggio sotto casa nostra. Che qualche dio lo benedica, Leonardo. La sera, ci abbiamo pensato un po’, non sapevamo cosa fare, poi abbiamo deciso di dormire ancora una volta a Novi di Modena, tra un camper e un furgone. È stato bello, ancora una volta, dormire.
  • sabato 2 giugno è stata una giornata un po’ strana, devo dire, col matrimonio dei miei zii nel reggiano, un rito cattolico lunghissimo e un rito ortodosso altrettanto lungo, la cena infinita, i reggiani spensierati e poco o niente preoccupati della situazione nostra e le lucciole che luccicavano nei campi, di notte, mentre tornavamo a casa. Però siamo tornati tardi, e allora abbiamo dormito a Novi di Modena, tra un camper e un furgone. È stato bello, sì, dormire, ma ci siamo un po’ rotti i maroni di dormire tra un furgone e un camper visto che casa nostra è poi a posto, anche se ci si arriva ancora presentando la carta d’identità al guardiano volontario che presidia l’inizio della via.
  • oggi, che è domenica 3 giugno, abbiamo festeggiato l’ottantesimo compleanno della sorella di mio nonno sotto a un gazebo, e mia nonna, mentre mio nonno era in giro in bici, ha fatto tre torte con le noci e il cioccolato.

Allora adesso eccoci qui, in casa nostra, a Carpi, in quella che chiamano ancora la zona rossa. Adesso proviamo a vivere e dormire al terzo piano di un centro storico in una città fantasma, che ci vuole del coraggio, ma bisogna che ce lo facciamo venire, il coraggio. Domani, la mia bella signora, che in questi giorni è stata il mio muro portante, torna a lavorare; io, che non so ancora quando e se ci tornerò, a lavorare, proverò a vedere dove c’è bisogno di qualcosa e a dare una mano dove serve, a Novi o a Carpi, ancora non so.

Chissà come sarà, stanotte, dormire. E se qualcosa va storto, sapete cosa fare.

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4 risposte a Ricapitolando

  1. laperfidanera scrive:

    Devo ricordarmi di ricopiare pari pari (be’, qualche piccola correzione dovrò farla, oltre al “mio signore” ho anche figli…) quanto da te scritto prima dell’operazione, e farne avere copia a tutti gli interessati. Grazie, mi hai risparmiato l’elaborazione dello scritto, avrei potuto dimenticare qualcosa.

  2. Pingback: Un bel post. « Ufficio Reclami

  3. trughi scrive:

    i reggiani che hai incontrato tu saranno sedati! Che invidia. io, qui qui a reggio, sono vittima di allucinazioni non dormo non ne posso più, vorrei un furgone e un camper per caricare amici e anziani, per trasportare aiuti. vorrei un furgone e un camper tra cui dormire (non cito signor e signori signore animali pelosi) ma è tutto esaurito. è tutto un girare di testa e ansia e stress. coraggio a tutti. a quelli belli e quelli brutti. è un periodo… è un tipo di brutto periodo. il terremoto è come quando litighi con le persone più care. non capisci perché. dev’esserci un fraintendimento non è possibile. un saluto, aggiungo un saluto alla amica Cilla che tremò prima e più di noi ad Haiti, già troppo tempo fa

  4. anna scrive:

    Tutto quello che scrivi, quando non è scritto si chiama saper vivere. Quando è scritto così bene, si chiama essenza del vivere. Secondo me.

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