Trent’anni fa

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Era il 7 giugno del 1987, avevo otto anni, dormivo dai nonni insieme a mio papà, erano le quattro o le cinque del mattino e mi sono svegliato perché c’era del trambusto che veniva dal piano di sotto. Sono sceso dal letto, mi sono infilato le ciabattine e affacciandomi alle scale ho visto mio papà che, vestito per uscire, stava prendendo le chiavi della macchina.
«Papà, posso venire anch’io?» gli ho chiesto.
«No,» mi ha risposto, «domani devi andare a scuola, torna a letto.»
Qualche ora dopo ero in classe, in seconda elementare, erano gli ultimi giorni poi sarebbero iniziate le vacanze. Ho aspettato che la maestra finisse di fare l’appello, poi ho alzato la mano.
«Marco, cosa c’è?» ha chiesto la maestra.
«Devo dire una cosa,» ho risposto.
«Va bene, dilla pure.»
«Stanotte è nata mia sorella.»
E tutta la classe, mi ricordo, si è messa ad applaudire.

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Ci vuole del coraggio alla radio

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Qualche sera fa, intorno alle 22 del 25 aprile, le Schegge di Liberazione sono state trasmesse su Radio Sverso, in una puntata tutta speciale del programma L’analfabeta funzionante.
Inizia con la Caterina che legge Le cartoline di Stefano Amato.
Finisce con me che leggo Ci vuole del coraggio.

E questo è il podcastContinua a leggere


Softer Than Velvet (la trascrizione)

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[Venerdì 24 marzo, al C.S. Catomes Tôt di Reggio Emilia, Giancarlo Frigieri ha suonato i Velvet Underground, mentre Franco Ori dipingeva Andy Warhol e io leggevo delle cose che parlavano di Velvet Underground. Di seguito la scaletta, con le letture e i pezzi suonati da Frigieri (in grassetto). I brani che ho letto sono parole di Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison, LaMonte Young, Rosebud, Paul Morrissey, Ronnie Cutrone, Danny Fields e Billy Name, ma durante la lettura non ho specificato chi dice cosa e quando, quindi non lo faccio neanche adesso.]
***

Suonavamo insieme, molto tempo fa. Vivevamo in un appartamento da trenta dollari al mese e non avevamo un soldo. Mangiavamo focacce d’avena mattina e sera e facevamo di tutto, tipo vendere il sangue e roba simile, oppure posavamo per quei settimanali spazzatura da dieci centesimi. Una volta uscì un articolo con la mia foto. Dicevano che ero un maniaco sessuale omicida che aveva ucciso quattordici bambini. Dicevano che avevo registrato tutto e che riascoltavo il nastro in un fienile del Kansas a mezzanotte. Quando uscì la foto di John Cale, dissero che aveva ucciso il suo amante perché quello voleva sposare sua sorella e lui non voleva che sua sorella sposasse un finocchio.

Sunday morning
I’m waiting for the man

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24 marzo: Softer Than Velvet

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In occasione degli imminenti festeggiamenti per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e del 52esimo anniversario della formazione dei Velvet Underground, il 24 marzo 2017, un venerdì, al C.S. Catomes Tôt di Reggio Emilia, Giancarlo Frigieri (noto cantautore locale) suonerà e canterà dal vivo brani dei Velvet Underground; al suo fianco, dove riuscirà ad appoggiare il cavalletto, Franco Ori (noto pittore locale) dipingerà dal vivo quadri a tema Velvet Underground, mentre, non troppo distante, tanto tiene poco posto, Marco Manicardi (poco noto lettore locale) leggerà brani da libri che parlano dei Velvet Underground. Tutto ciò prende il nome, coniato in uno stanco pomeriggio invernale, di SOFTER THAN VELVET.

FAQ:
Sarà una cosa molto lunga? Non troppo.
Ci saranno pezzi dalla carriera solista di Lou Reed? No.
E di John Cale? Neanche.
Farete anche <il pezzo dei VU che mi piace tanto>? Certo.
Dopo posso comprare i quadri di Franco Ori? Sì.
Sarà un bello spettacolo? Ve lo consigliamo.
C’è l’evento su facebook? Che domande.
Bravi. Grazie.

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Cose che succedevano quando c’era Obama

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Quando sbarco al JFK incontro Diego, che è arrivato da Torino con un altro aereo. Dopo il controllo passaporti ci avviamo verso la metropolitana. Fa molto freddo, per le strade non girano macchine, c’è un metro di neve.
Alla fermata della metro ci aspetta Davide, ci è venuto a prendere e ci ospiterà per cinque giorni a Brooklyn, dove abita da un po’. Quando lo vediamo, sta confabulando con una poliziotta di colore, lei gli spiega che i treni stanno per essere fermati per mancanza di elettricità, colpa di questa maledetta bufera, la chiamano la bufera del secolo. Ma comunque, in qualche modo, dopo un giro di abbracci e di saluti, tutti imbacuccati con due giubbotti, quattro paia di braghe e il muco congelato sulle sciarpe, stipati nell’ultimo vagone disponibile riusciamo ad arrivare a casa di Davide. Quando entriamo siamo quasi assiderati, ci facciamo subito dei litri di caffè americano. Adoro il caffè americano. Poi ci chiudiamo nella stanza di Davide, chiacchieriamo tanto, soprattutto di fascismo e di revisionismo storico. Così passano i cinque giorni.
Quand’è ora di andare, Davide è dispiaciuto, si scusa per non essere riuscito a portarci fuori, a farci vedere New York. Non fa niente, gli dico, tanto l’avevo già vista.
Mentre salgo sul volo di ritorno, apro gli occhi. Sono a Carpi, è domenica mattina. C’è un bel sole, e nemmeno troppo freddo.

(01/02/2015)