Le donne russe, per esempio

[Ripubblico qui, oggi che è l’8 marzo, un pezzetto che avevo scritto su Barabba nel 2012, dopo che ero tornato dal viaggio di nozze in Russia. L’ho rimaneggiato, ma pochino.]

Mi sembra di aver letto da qualche parte che, come gli esquimesi han tante parole per dire “bianco” o “neve”, e gli aborigeni per dire “verde”, e gli italiani per nominare il nome di Dio invano, ecco, i russi devono avere una trentina di termini diversi per dire “ubriaco”. Sarà per quello, penso, che uomini anziani, ma anziani per davvero, in Russia non ne abbiamo incontrati.
Le donne, invece, le donne anziane, anche anziane per davvero, ce ne sono dappertutto. Le chiamano babushke: vuol dire “donna anziana”, babushka, una parola che nei romanzi, in italiano, spesso traducono con “nonnina”.   Continua a leggere


E poi, così, senza preavviso

39.


La comprensione del testo

Esempio 1 di gruppo Whatsapp dei genitori dell’asilo:
«Ciao a tutti, mi dite chi non ci sta a fare <una cosa a caso tipo il carnevale in piazza>?»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io no.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io non lo so.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io no.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io no.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Io ci sto.»
«Qual era la domanda?» Continua a leggere


Ho notato

E l’ho notato ieri sera, mentre stavo costruendo un CALEIDOSCOPIO, che sarà il regalo di Guido e dei suoi compagni di sezione durante la festa di Natale dell’asilo, e mi son messo lì a costruirlo insieme agli altri genitori sotto la guida delle tate, che avevano imparato qualche giorno prima seguendo dei tutorial su YouTube, e che ci hanno ospitati dalle sei alle otto di sera su delle seggioline piccole piccole, con dei tavolini piccoli piccoli, e tutte le forbicine a nostra disposizione avevano la punta arrotondata; ho notato, dicevo, che a pensarci bene, nella vita, le cose che faccio le faccio sempre principalmente attraverso due fattori:

  • 50% a occhio
  • 50% a culo

C.C.C.P.

Chiedevo sempre a mio padre cosa volesse dire C.C.C.P., quando lo leggevo sulle canottiere degli atleti ai mondiali o alle olimpiadi.
Mio padre rispondeva tutte le volte: «Col Cazzo Che Perdiamo!»
Avevo dieci anni quando cadde il muro. Quasi undici.

(una cosa che posto tutti gli anni, quando mi ricordo, il 9 novembre)