24 marzo: Softer Than Velvet

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In occasione degli imminenti festeggiamenti per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e del 52esimo anniversario della formazione dei Velvet Underground, il 24 marzo 2017, un venerdì, al C.S. Catomes Tôt di Reggio Emilia, Giancarlo Frigieri (noto cantautore locale) suonerà e canterà dal vivo brani dei Velvet Underground; al suo fianco, dove riuscirà ad appoggiare il cavalletto, Franco Ori (noto pittore locale) dipingerà dal vivo quadri a tema Velvet Underground, mentre, non troppo distante, tanto tiene poco posto, Marco Manicardi (poco noto lettore locale) leggerà brani da libri che parlano dei Velvet Underground. Tutto ciò prende il nome, coniato in uno stanco pomeriggio invernale, di SOFTER THAN VELVET.

FAQ:
Sarà una cosa molto lunga? Non troppo.
Ci saranno pezzi dalla carriera solista di Lou Reed? No.
E di John Cale? Neanche.
Farete anche <il pezzo dei VU che mi piace tanto>? Certo.
Dopo posso comprare i quadri di Franco Ori? Sì.
Sarà un bello spettacolo? Ve lo consigliamo.
C’è l’evento su facebook? Che domande.
Bravi. Grazie.

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Cose che succedevano quando c’era Obama

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Quando sbarco al JFK incontro Diego, che è arrivato da Torino con un altro aereo. Dopo il controllo passaporti ci avviamo verso la metropolitana. Fa molto freddo, per le strade non girano macchine, c’è un metro di neve.
Alla fermata della metro ci aspetta Davide, ci è venuto a prendere e ci ospiterà per cinque giorni a Brooklyn, dove abita da un po’. Quando lo vediamo, sta confabulando con una poliziotta di colore, lei gli spiega che i treni stanno per essere fermati per mancanza di elettricità, colpa di questa maledetta bufera, la chiamano la bufera del secolo. Ma comunque, in qualche modo, dopo un giro di abbracci e di saluti, tutti imbacuccati con due giubbotti, quattro paia di braghe e il muco congelato sulle sciarpe, stipati nell’ultimo vagone disponibile riusciamo ad arrivare a casa di Davide. Quando entriamo siamo quasi assiderati, ci facciamo subito dei litri di caffè americano. Adoro il caffè americano. Poi ci chiudiamo nella stanza di Davide, chiacchieriamo tanto, soprattutto di fascismo e di revisionismo storico. Così passano i cinque giorni.
Quand’è ora di andare, Davide è dispiaciuto, si scusa per non essere riuscito a portarci fuori, a farci vedere New York. Non fa niente, gli dico, tanto l’avevo già vista.
Mentre salgo sul volo di ritorno, apro gli occhi. Sono a Carpi, è domenica mattina. C’è un bel sole, e nemmeno troppo freddo.

(01/02/2015)


Era inevitabile

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Eccolo, è arrivato, infine, il primo vero conflitto madre-figlio.
La mamma stava bevendo per i fatti suoi, ma Guido aveva bisogno di lei, voleva andarle in braccio. Lei gli ha pur detto «Guido, un attimo, adesso arrivo», ma lui la voleva subito, immediatamente, qui, ora, e allora, e siamo in quel periodo vicino ai due anni in cui tenta continuamente di costruire delle frasi come fanno i grandi, ci è riuscito, l’ha detto: «MAMMA BIRRA NO!»

La mamma diventa una statua di sale.
Silenzio.
Lo prende in braccio.

Mentre si avvia verso il letto, con lui, accarezzandolo, gli dice con un mezzo rimprovero stupito: «Guido, non dirlo mai più.»
Ma ormai, lo sa anche lei, non ci sarà più scampo.


Una domanda

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Ma se Alessandro Magno ha tagliato con un colpo di spada il Nodo Gordiano, e se, per dire, anche il futuro capitano James Tiberius Kirk aveva alterato il codice sorgente della Kobayashi Maru per passare il test all’Accademia della Flotta Stellare, allora, chiedo, perché Achille, piè veloce, non ha mai pensato di piegare le gambe e allungare una manina per prenderla su, e non pensarci più, quella stramaledetta tartaruga?


Softer Than Velvet (la trascrizione, più o meno)

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[Venerdì 16 dicembre, alla Salumeria del Rock di Arceto di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, Giancarlo Frigieri ha suonato i Velvet Underground, mentre Franco Ori dipingeva Nico e Lou Reed e io leggevo delle cose che parlavano di Velvet Underground. Di seguito la scaletta, con le letture e i pezzi suonati da Frigieri (in grassetto). I brani che ho letto sono tratti da Please Kill Me di Legs McNeil e Gillian McCain, e sono parole di Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison, LaMonte Young, Rosebud, Paul Morrissey, Ronnie Cutrone, Danny Fields e Billy Name, ma durante la lettura non ho specificato chi dice cosa e quando, quindi non lo faccio neanche adesso.]
***

Suonavamo insieme, molto tempo fa. Vivevamo in un appartamento da trenta dollari al mese e non avevamo un soldo. Mangiavamo focacce d’avena mattina e sera e facevamo di tutto, tipo vendere il sangue e roba simile, oppure posavamo per quei settimanali spazzatura da dieci centesimi. Una volta uscì un articolo con la mia foto. Dicevano che ero un maniaco sessuale omicida che aveva ucciso quattordici bambini. Dicevano che avevo registrato tutto e che riascoltavo il nastro in un fienile del Kansas a mezzanotte. Quando uscì la foto di John Cale, dissero che aveva ucciso il suo amante perché quello voleva sposare sua sorella e lui non voleva che sua sorella sposasse un finocchio.

Sunday morning
I’m waiting for the man

Nel 1965 Lou Reed aveva già scritto «Heroin» e «Waiting for the Man». La prima volta che incontrai Lou fu a un party in cui si era messo a suonare i suoi pezzi con la chitarra acustica. Io non lo ascoltavo assolutamente perché non me ne fregava un cazzo della musica folk. Odiavo Joan Baez e Bob Dylan – ogni canzone era una fottuta domanda! Ma Lou continuava a sbattermi sotto il naso i suoi testi. Allora cominciai a leggerli e non era la stessa cosa che cantavano Joan Baez e tutti quelli come lei.
Al tempo suonavo con LaMonte Young nei Dream Syndicate e il concetto del gruppo era quello di tenere sempre le stesse note per due ore alla volta.
Organizzai una serie di performance musicali e sulla prima serie di volantini feci stampare un avvertimento: LO SCOPO DI QUESTA MUSICA NON È L’INTRATTENIMENTO.  Continua a leggere